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Tag Archives: libri

Due buoni motivi (e una copertina) per leggere “L’estate del coniglio nero”

21 febbraio 2017

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Non so se faccio bene a scegliere i libri dalle copertine. Il fatto è che le recensioni sono noiose, la classifiche farlocche e i gruppi lettura ti fanno sentire ignorante come una capra. Si potrebbe ricorrere al consiglio dell’amico che legge un sacco, ma si tratta pur sempre di un filtro esterno. Per assumermi appieno la responsabilità della scelta, dunque, faccio da sola. Il più delle volte, in questo modo: prima guardo i colori e l’effetto d’insieme della grafica,  poi leggo il titolo (anche se di quello non sempre mi fido), infine vado a sbirciare il retro. Una volta lì, leggo le prime due righe della sinossi e le prime due della biografia. Se qualcosa mi piglia, compro. Detta così sembra macchinosa e superficiale, ma è un’operazione che dà buoni risultati e che richiede circa otto secondi. 

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Di L’estate del coniglio nero, la cosa che mi ha convinta a spendere 10, 90 euro è stata la seguente frase nella biogafria dell’autore: “Terminata la scuola si è trasferito a Londra per cercare di diventare una rock star. Dopo aver lavorato in uno zoo, un crematorio e un ufficio postale, ha cominciato a fare quello che gli riusciva meglio: scrivere libri per adolescenti.” Questo a proposito della vita di Kevin Brooks. Chi di noi non voleva diventare una rock star? O chi di noi non ha mai pensato di lavorare in un crematorio? Ok, lasciamo stare il crematorio e teniamoci buona la rock star. Veniamo al dunque.

L’estate del coniglio nero è un noir per “giovani adulti”. Adolescenti, post adolescenti, pre adulti e curiosi, insomma. Ma questo non significa che i personaggi intercalino ogni due parole con un “cioè” o che dicano “scialla” ogni volta che devono dire “stai tranquillo”. Non è una questione di forma, ma di aderenza. I ragazzi non sono dei cretini, sanno perfettamente quando il libro pesca a piene mani nel loro mondo. 

Brevemente la trama: Pete, il protagonista, da che voleva starsene solo “disteso in camera a guardare il soffitto” riceve una telefonata di Nicole, che lo invita ad una rimpatriata tra vecchi amici prima che le loro strade si separino definitivamente. Pete è titubante perché una vocina dentro di lui gli dice che è meglio rimanere “disteso in camera a guardare il soffitto”. Alla fine accetta e decide di portarsi dietro anche Raymond, un ragazzo che pare vivere su un pianeta tutto suo e che ha un coniglio nero in giardino che gli parla.

Tipo strano Raymond, che fuso in Pete, fa saltare fuori un unico personaggio molto empatico, una sorta di anti eroe che calamita subito chi legge. Pete, Raymond, Eric, Pauly e Nicole si ritroveranno nel loro vecchio covo e ci daranno dentro con alcool e droghe leggere. La serata proseguirà al luna park e finirà con la misteriosa scomparsa di Raymond. Ma quella stessa notte si perderanno le tracce anche di Stella Ross, celebrità locale e figlia di un batterista famoso, che si è guadagnata il sopranome di “bomba quindicenne” a suon di scandali e selfie. Ovviamente tutti penseranno che le due sparizioni siano collegate. Tranne Pete, l’unico che conosce veramente Raymond e al quale è molto legato. Tra gli amici cominceranno a venire a galla rancori, segreti e gelosie mai superate. Alla fine l’enigma delle due sparizioni si risolverà (anche se solo in parte) grazie alla tenacia di Pete.

Il libro è avvincente. La tensione si mantiene sempre alta e rimbalza tra i fatti e gli stati d’animo. Ad essere sincera trovo che i romanzi young adult sortiscano l’effetto “analisi”, perché ti fanno regredire nel tempo e dialogare con ciò che si è stati.  Malinconie, paranoie, senso di inadeguatezza sono solo alcuni dei sentimenti che ci portiamo dietro e che permeano il mondo dei protagonisti. Noi lo sappiamo già, siamo grandi ormai: non ci sono soluzioni edulcorate, quest’è. Pete lo imparerà sulla propria pelle. Così come imparerà che gli amici cambiano, anche da un’estate all’altra. 

Pete è un personaggio molto azzeccato, fa presa subito. Da che fissa il soffitto e si trascina per casa nell’indolenza del fine scuola, fino alla trasformazione personale, che altro non è che il tentativo di comprendere cosa è giusto e cosa non lo è. E poi, per gli occhi più fotografici, non guasta l’atmosfera dark, a tratti cinematografica. Come quella del luna park, ad esempio. Aggiungo molto volentieri altri due buoni motivi per leggerlo: il primo è l’assenza di aggettivi di troppo e l’altro il mancato cliché, scontatissimo, che vuole per forza il conflitto generazionele tra genitori e figli. Quello non c’è. 

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USA: I libri che hanno subito più tentativi di censura nel 2016

7 ottobre 2016

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Bando alle ciance marziane e rimaniamo un attimo sul pianeta Terra. Che prima di trasformarci in esseri multiplanetari dovremmo cominciare a togliere dalla maglia della censura un sacco di roba. Da pochi giorni si è conclusa la Banned Book Week, evento annuale che ha luogo in varie città degli Stati Uniti d’America e  promosso dall’American Library Association con lo scopo di celebrare la libertà di lettura e d’espressione, partendo dall’elenco dei libri più “bannati” d’America. Un elenco che l’American Library Association stila ogni anno e che riguarda scuole, biblioteche o altre istituzioni americane che hanno scelto di limitare o addirittura vietarne la vendita e la consultazione.

Normalmente la censura tenta di bloccare i titoli con contenuti sessualmente espliciti, che inneggiano al terrorismo o che utilizzano un linguaggio offensivo. Tuttavia ad essere vietati spesso sono libri che trattano di temi legati all’omossessualità, o che parlano di esperienze del mondo Trasgender, come I am Jazz della transgender Jazz Jennings, che racconta dell’esperienza di disforia di genere dell’autrice, (identificazione con il sesso opposto), uno dei casi più precoci mai diagnosticati.

L’elenco, divulgato la primavera scorsa e confermato dalla Banned Book Week, è questo:

1 – Cercando Alaska – John Green (sessualmente esplicito e dal linguaggio offensivo)
2 – Cinquanta sfumature di grigio – E. L. James  (troppo esplicito, ma avrebbero dovuto censurarlo perché scritto da cani)
3 – I Am Jazz – Jessica Herthel e Jazz Jennings (per aver affrontato il tema dell’identità di genere)
4 – Beyond Magenta: Transgender Teens Speak Out – Susan Kuklin (troppo transgender)
5 – Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte – Mark Haddon (troppo ateo)
6 – la Bibbia (troppo religioso)
7 – Fun home. Una tragicommedia familiare – Alison Bechdel ( fumetto censurato a causa delle scene “violente” che mostra in forma visiva)
8 – Habibi – Craig Thompson (splendida graphic novel censurata per la rappresentazione esplicita di nudità e ammiccamenti sessuali)

9 – Nasreen’s Secret School: A True Story from Afghanistan – Jeanette Winter (libro per bambini con troppi riferimenti all’Islam e alla guerra);
10 – Two Boys Kissing – David Levithan  (il tiolo parla da sé)

Un disegno del fumetto "Habibi"

Un disegno del fumetto “Habibi”

Noi non siamo messi tanto meglio. Basti pensare al caso del Sindaco di Venezia , Luigi Brugnaro, che nel 2015 aveva bandito dalla laguna tutti i libri che parlano di “gender””. Tra i tanti titoli c’era anche un capolavoro come “Piccolo blu e piccolo giallo” di Leo Lionni, che racconta dell’amicizia di due colori tanto diversi e che si vogliono talmente bene da mescolarsi per creare il verde. Abbiamo fatto una figuraccia mondiale .

Più recente invece l’episodio, questa volta televisivo, che ha coinvolto RAI 2 l’8 Luglio scorso. Nella prima beyond-magenta-covermessa in onda sulla TV pubblica italiana della serie “Le regole del delitto perfetto”, RAI2 ha censurato tutte le scene omosessuali.  Una mossa che ha scatenato parecchie proteste da parte delle comunità e associazioni LGBT, anche a livello internazionale. Dopo la vicenda su Twitter è impazzato un bel #RaiOmofoba, che ha raggiunto la top ten italiana dei trend topic su Twitter. A causa delle proteste, la direttrice di RAI 2 Ilaria Dallatana si è scusata dando la colpa a “un eccesso di pudore”. E cosa fatto allora?Ha rimandando in onda le puntate in versione integrale il giorno 10 luglio del 2016, giorno della finale del campionato europeo di calcio 2016 tra Francia e Portogallo. Vabè.

Insomma, il mondo LGBT è sempre quello più colpito. Poi ci sono casi che fanno quasi ridere, come quello della saga di Harry Potter, che tra il  2000 e il 2009 è stato tra i libri più “ostacolati” negli USA. Il fatto è che non ci si può improvvisare censori. La censura è un affare serio.

Quanto è indefinito il confine tra eccesso di pudore e censura? Tra controllo preventivo e condizionamento? Tra fobie infondate e ragionevolezza? Il rischio di questo disordine, che sfocia in atti di censura al limite del ridicolo, è la diffusa disinformazione. L’omofobia, il sessismo, i pregiudizi di genere sono appresi culturalmente, generati dall’ignoranza. Nessuno nasce omofobo, o bullo, o razzista o violento.

Che poi, concludendo, ho provato a cercare su Google del materiale su Nasreen’s Secret School: A True Story from Afghanistan, al 9° posto della lista nera. La ricerca ha fornito risultati eloquenti circa l’inutilità della censura, perché mostra solamente l’immagine di copertina del fumetto. Nessun altro disegno, nada. Ma se digitate invece “fumetti porno”, beh. Provateci voi stessi.

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Sii buona. Sii carina. Sii scelta.

7 settembre 2016

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Ho battuto la fiacca. Nemmeno un post nel mese di agosto. Nulla. Tanto che non ho ancora il coraggio di aprire Google Analytics.  Però al mare ho letto una discreta quantità di libri. E dal mucchietto estivo ne esce vincitore assoluto uno che ha una Barbie in copertina: Solo per sempre tua, di Louise O’Neill. Un libro che appartiene alla collana Hot Spot della casa editrice Il Castoro. Collana molto, molto interessante, che mira a un pubblico crossover di lettori dai 15 anni in sù e che seleziona storie che traggono nutrimento dalle viscere di una attualità molto complessa.

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Le protagoniste di Solo per sempre tua sono due ragazze che vivono in un futuro distopico (un mondo fittizio altamente negativo e indesiderabile, in cui le cose per l’umanità  non sono andate per il verso giusto). Loro, come tutte le altre ragazze, sono state prodotte in laboratorio, allevate e preparate dalla Scuola solamente per piacere e compiacere gli uomini. Devono essere tutte bellissime, magre,  perfette, socievoli e disponibili. Non sono ammesse emozioni che turbino l’animo, non è ammessa un’istruzione né tantomeno ragionamenti che esulino dal come abbinare bene i vestiti,quali  trucchi usare, quanto e cosa mangiare per non ingrassare, come apparire più attraenti delle altre. Già, perché bisogna essere scelte dagli Eredi, i pochi uomini sopravvissuti e selezionati per la riproduzione della specie umana, ridotta ai minimi termini. Le “Compagne” scelte avranno l’obbligo di generale più figli maschi possibili. Compiuti i quarant’anni saranno “disattivate”. Anche se questo, in fondo, è ciò che bramano. Perché hanno insegnato loro ad avere orrore della vecchiaia. Chi invece non sarà scelta, potrà accontentarsi di diventare, nel migliore dei casi, una concubina. Il destino che attende chi non ce la fa, purtroppo, è ben diverso.

E per scampare a un destino atroce sono disposte a qualsiasi cosa. E per avere un buon posto nella classifica della Scuola fanno la fame, passano da una palestra all’altra, seguono tutorial sul trucco, si pesano costantemente e ingurgitano pillole che agiscono sul loro aspetto esteriore e che allo stesso tempo corrodono le loro viscere.

(…) E’ quello che è successo ad agyness al sesto anno. Le avevano prescitto troppo ExoLass lo stesso giorno in cui era in punizione, così era intrappolata nello stanzino quando le è venuta la diarrea. Mi sono sempre chiesta perché non sia corsa in bagno, le porte non sono mica chiuse a chiave. Immagino che a bloccarla sia stata la paura. E’ sempre la paura. Non so come, ma le riprese video della cosa si erano diffuse e nel giro di qualche minuto era finito tutto su MyFace. agyness, il dolore impresso sulla sua faccia da bambina mentre cercava di controllarsi, la vergogna nel capire di avere fallito. (…) Continuava a correre e correre e correre su quel tapis roulant mentre le feci le colavano lentamente lungo le gambette macchiando i calzini a pois e le scarpe da ginnastica rosa shocking. Però era stata brava, non aveva pianto, neppure una volta.

Il libro è una botta.  Altamente impattante e poco scontato. Mette sotto una lente cinica l’ossessione per il corpo e i tentativi di controllarlo, analizza in maniera molto lucida il modo in cui le donne si mettono in competizione, spinte dalla società e impotenti di fronte al destino scelto per loro, in questo caso, dagli uomini. Interessante anche la scelta dei nomi propri senza la maiuscola. Le ragazze, infatti, non sono soggetti ma oggetti concepiti per uno scopo ben preciso.

Il mondo di Solo per sempre tua non è molto lontano dalla nostra realtà malata, nella quale pesca a piene mani.  D’altronde viviamo in una società che convince le donne a piacere prima che a piacersi. Insomma, leggetevelo, merita. Il libro dimostra anche che la letteratura young adult non è fatta solamente di amori non corrisposti o cazzate varie, come tanti ancora credono.

Solo per sempre tua
Autrice: Louise O’Neill
Editore: HotSpot
Prezzo: 16, 50
Pagine: 368

immagine di copertina del post: “Real life Barbie” Valeria Lukyanova

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La sostanza delle cose: un libro pieno di sostanza. Da leggere, perché no, questo we

1 aprile 2016

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Ecco il primo libro fuori pila del 2016. Fuori pila perché l’ho acquistato d’impulso, mandandolo per direttissima tra le mie mani e saltando la pila di libri sul comodino. Un colpo di fulmine. Ci siamo scambiati un paio di sguardi, e bang!

Mi chiamava dalla vetrina della libreria Utopia, dettaglio non da poco; poi, confesso, ho un debole per le copertine color bianco latte; infine, ho letto il titolo e mi sono del tutto convinta a farlo passare davanti al caso editoriale dell’anno, “Città in fiamme” di Hallberg, primo della pila. Poi guardate la faccia dell’autore (e la camicia), che è tutto un programma:

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Un attimo però. Vi faccio la solita premessa: non sono una recensista. Scrivo di libri che ho letto, e che mi sono paciuti. Oppure che non mi sono piaciuti affatto. Poco importa. Il fatto è che leggo tante recensioni. E il 99% sono di una noia mortale. Per questo cerco di metterci un po’ di pepe, capite? Detto ciò, il libro è fighissimo. E ora vi dico anche perché.

Intanto, La sostanza delle cose è stato scritto da un ingegnere dei materiali. Mark Miodownik, si chiama. Uno di quelli che bada, appunto, alla sostanza delle cose. A cavallo tra un’autobiografia e un romanzo, il libro trascina i più pigri e sfama gli appetiti dei più curiosi. Parla dei materiali di cui è fatto il mondo, o parte di esso. Lo sapete, io sono una curiosa. Del resto, come si fa a non essere curiosi delle cose che ci circondano? In fondo, tutti noi abitiamo in case costruite con del cemento, acciaio e vetro, impugniamo le matite di grafite  con le quali scriviamo su fogli di carta, mangiamo in piatti di ceramica, beviamo in bicchieri di vetro, poggiamo le chiappe su sedie di plastica.  Potrà sembrare un’impresa tosta descrivere e spiegare, narrando, come sono fatti tutti questi materiali. Come si dilatano o restringono, in quali condizioni e perché. Eppure l’autore riesce a farlo in modo del tutto naturale. E semplice. Per farci capire,ad esempio, come una struttura può reggere il peso di ventimila persone; o come si trasferiscono gli atomi di una matita alla carta durante il processo di scrittura.

Ogni capitolo racconta un materiale diverso, partendo da aneddoti della vita dell’autore, che forniscono già di per sé informazioni stracuriose; poi c’è tutta una sfilza di riferimenti storici avvincenti e altre slurpaggini tipo questa:

L’uso della carta igienica presenta parecchi inconvenienti. Tanto per cominciare, stando al “National Geographic”, lo strofinamento planetario delle natiche comporta l’abbattimento e la lavorazione di ventisettesima alberi al giorno. Il fatto che la carta sia usata una sola volta e poi scenda per il tubo di scarico preannuncia una fine davvero tremenda per tutti  quegli alberi.

L’ingegnere prosegue, poi, con la descrizione di un episodio di intasamento del water a casa di amici. Insomma, un libro che strizza l’occhio anche a chi non se ne frega un tubo dei materiali ma ha voglia di una lettura soft.  Qualche formula chimica c’è, ma di facile comprensione anche per noi ignurant. Roba del genere:

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L’ingengere romanziere è pure dotato di una certa creatività. Nel capitolo dedicato alla plastica, si inventa una sceneggiatura western per dirimere una controversia riguardante il rapporto tra le confezioni di plastica e il film Butch Cassidy. Molto divertente. Dai, ve lo svelo: il materiale che mi ha più incantata è stato il cemento, in particolare la storia del calcestruzzo autoriparante, che contiene dei batteri al suo interno capaci di riparare le crepe. Non vi dico come, poi. Roba da fare impallidire Asimov.

Orbene, prima che il libro vada nella scaffalatura del mio salotto, ve lo faccio vedere. Copertina bianco latte e 240 pagine piene di sostanza.

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Momenti di trascurabile felicità – Libri

14 ottobre 2013

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Momenti di trascurabile felicità – Francesco Piccolo    

                                                                                                                                                        recensione di Marzia Di Dino

 

Se vi chiedessi a bruciapelo: <<Ma tu, sei felice?>>.

Tutti, tranne chi si è appena svegliato con un sorriso da orecchia a orecchia, accanto al meraviglioso partner conosciuto ieri sera, rimarrebbero esitanti, perplessi e comincerebbero a raccogliere i pensieri in ordine sparso. Come quando si raccolgono i calzini e gli abiti appoggiati qua e là in casa, all’arrivo di un ospite inatteso. E la risposta, ad ospite andato via, non sarebbe poi forse molto dissimile dall’immagine che abbiamo riaprendo il primo cassetto, quello in cui abbiamo ficcato tutto alla rinfusa, per fare ordine velocemente: calzini appallottolati, magliette ciancicate, jeans con cintura e mutande ancora infilate. Un gran guazzabuglio insensato di emozioni e pensieri. Eh sì, la domandona sulla felicità presuppone anche che si sappia con chiarezza di cosa stiamo parlando.

Quando penso alla felicità, mi viene subito in mente l’immagine della strip dei fumetti dove, in una vignetta, c’è il protagonista che corre e, nella seguente, solo dei trattini orizzontali e l’inseguitore del protagonista. Quando pensiamo alla felicità lei è già scappata da un bel po’ e a noi, per descriverla, non restano che quegli insulsi trattini orizzontali e …la sua assenza.

Francesco Piccolo, in queste pagine edite da Einaudi, stila un elenco esilarante di felicità squisitamente trascurabili. E ci porta, attraverso il suo personalissimo obiettivo puntato sulla quotidianità, a dare un volto a questo stato d’animo. Ci porta anche a non fornire a noi stessi risposte preconfezionate sulla felicità, che spesso ci confondono, lasciandoci la sensazione che questa sia un’emozione rara da trovare nella nostra vita. Ma non lo è. A guardare bene non è rara…è solo sfuggente.

Spazzato via il concetto che un momento felice possa essere, che so: “il giorno in cui è nato mio figlio”…ma dai, figurati…durante il travaglio ti senti come se avessero arato le tue budella, sei la trasfigurazione del dolore…semmai la felicità arriva dopoo prima… Oppure un’altra risposta che salta fuori dal cassetto è: “il giorno del mio matrimonio”…che? Incravattato e imbustato nel vestito (…che hai pure dovuto perdere qualche chilo per infilartelo) a mettere in palco la tua intimità sotto gli occhi vigili dei presenti che commentano:<<guarda, le prende la mano…ora la bacia…che carini, si vede proprio che si vogliono bene…>> … e ti credo che le vuole bene, guarda cosa è disposto a fare…

Anche qui direi, allora, che la felicità arriva “dopo”, nella vignetta seguente, a festa finita.O no? Dunque, spazzate le risposte “ready to use” sulla felicità, possiamo cercare nella nostra vita tutte quelle che sono “trascurabili” secondo la definizione di Piccolo. Ma che sono reali, nostre, personalissime. Piccolo ci racconta le sue in questo libro che, in un certo senso, è azzardato. Proprio perché “personalissimo” e in molte di queste felicità il lettore non si identificherà affatto.

Tuttavia, quello che ritengo effettivamente geniale, è lo spunto che il libro offre: l’idea di fare un elenco di piccoli, impalpabili, spesso ridicoli ma irresistibili momenti di felicità. Quelli che ci strappano un sorriso interiore di momentaneo, genuino, piacere. Tipo: “Arrancare nell’esatto momento in cui scatta il verde al semaforo, fregando in velocità, tutti quelli dietro in coda che già hanno la mano pronta sul clacson” (Goduria idiota la mia, lo so, ma reale). “Mancare ad una cena dove il nostro compagno è invece andato e poi, la mattina dopo, ricevere una pioggerellina di messaggi dalle amiche con scritto: <<Ieri sera ti ha nominato almeno cento volte>> (Yesssss, quando hai conosciuto il tuo partner, non la sera prima ma da un po’ di anni, è un vero piacere, ammettiamolo). “Quando arrivi in ritardo, trafelata, con la matita ancora in mezzo ai capelli che li regge a chignon e tuo figlio è da solo sulle scale davanti la scuola, con la maestra che ti squadra con quell’espressione da Miss Rottermeier e lui ti dice con un sorriso ampio e benevolo, fissandoti con occhi vispi:<<Mamma, sei la solita…>>. (E ti senti tu il bambino e lui l’adulto e questo … ti scioglie letteralmente il cuore di felicità).

O come i momenti raccontati da Piccolo che sottoscrivo pienamente:

Scoprire che un’opera di bene è deducibile.”

Quelli che ti danno un passaggio, e non ti lasciano da qualche parte: all’angolo; vicino alla metro; alla fermata del taxi. Ma ti accompagnano fino a casa.

Continuare le discussioni, a lungo, riprendendole anche il giorno dopo: <<e comunque, volevo dire…>>.

Le grandi librerie, perché puoi girare, toccare, sfogliare, senza che nessuno ti voglia dare un consiglio.”

Lo scaffale dei biscotti Bahlsen.”

E anche quando mi sveglio in un posto che non è casa mia, quell’attimo in cui non capisco ancora dove sono. E anche quando poi lo capisco.”

Se, dopo aver letto il libro, proverete a fare la vostra lista, scoprirete col tempo anche il piacere sottile di non dover necessariamente raccattare da terra i vestiti buttati in giro la sera prima. Perché sono i trattini di una felicità appena scappata via. Vi faranno sorridere, più che sentire a disagio.

 

Piccolo

Momenti di trascurabile felicità – Francesco Piccolo –  2010  L’Arcipelago Einaudi,  pp. 136 

 

 

 

 

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Sotto una cupola stellata – Margherita Hack

4 marzo 2013

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…credo che scienza e religione possano vivere e convivere tranquillamente purché senza pretendere l’una di insegnare nulla all’altra. È una questione di atteggiamento. Non si tratta nemmeno di firmare un armistizio, ma di essere consapevoli dei propri limiti: consapevoli, anche, che sia l’esistenza che la non esistenza di Dio non sono dimostrabili scientificamente, ma rispondono ai bisogni delle singole persone»

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Uscito nell’ottobre del 2012, Sotto una cupola stellata (Einaudi, pp. 120, Euro 12,00) è un’appassionante conversazione tra il professor Marco Santarelli, esperto di fisica sociale e di reti intelligenti e l’astrofisica Margherita Hack. Una lettura alla portata di tutti, soprattutto dei non “addetti ai lavori” o uomini di scienza. Sopra la testa di noi comuni mortali, la cupola stellata, il sole e i pianeti con le loro orbite, le comete e le eclissi straordinarie: da qui la cosmologia diventa scienza, basata sull’osservazione del cielo, libera da pregiudizi e dogmi religiosi. Si parla di materia ed energia oscura, di nubi di monossido di carbonio e antimateria. E ci si capisce anche qualcosa.

Attraversando i grandi temi e i tanti interrogativi sull’universo si passa dalla cosmologia alla scienza, dalla religione all’etica laica. Nelle risposte di Margherita Hack, la laicità dell’astrofisica viene fuori senza imposizioni, e parla del rapporto tra ricerca e società, di università e di quanto ancora in Italia si debba fare per evitare la fuga dei cervelli. Alla fine del libro la conversazion verte su momenti di vita privata, passioni e scelte, come quella di non voler figli. Una bellissima lettura.

 

 

 

 

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A Madrid c’è una libreria che regala i libri….

12 novembre 2012

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C’è una libreria a Madrid che permette ai clienti di scegliere un libro e non pagarlo. Suona anacronistico in tempi di crisi, ma si sa, come diceva anche Steve Jobs, “investire in pubblicità in periodi di crisi è come costruirsi le ali mentre gli altri precipitano.” A precipitare, di questi tempi, pare sia la cultura. Si chiama Libros Libres e ha un obiettivo: facilitare e diffondere la lettura. Se hai soldi lo paghi, altrimenti te lo regalano.

La libreria funziona con una quota associativa minima di 12 euro annuali, che servono per il sostentamento del progetto (ma sono accettate donazioni di qualsiasi tipo, anche di mobili o cibarie). La scommessa è di mantenere Libros Libres aperta per un anno grazie al contributo di almeno 365 associati: e, a soli 12 giorni dall’apertura (avvenuta il 14 settembre), gli organizzatori erano già a quota 120.

L’idea nasce da un gruppo di ragazzi volontari del Grupo 2013, una ONG  che sostiene progetti educativi per bambini con difficoltà scolastiche e sociali. Elisa Ortega, una delle organizzatrici, sostiene che le persone che donano i libri, scelgono sempre testi che possano piacere molto, e non gli scarti della cantina.

Questo progetto trae ispirazione da The Book Thing, nato a Baltimora nel 1999, in un bar. Russell Wattenberg lavorava come barista, e ascoltava i discorsi di alcuni insegnanti che frequentavano il bar e che si lamentavano di non avere abbastanza libri per i loro studenti. Così, decise di aiutarli con i soldi delle mance. In poco tempo, la voce si sparse e i clienti cominciarono a portare i libri che non volevano più. Oggi, questa libreria occupa un locale di 7 mila metri quadrati e raccoglie oltre 250 mila libri.

Libros Libres, per evitare che si crei il business parallelo su un tale atto di fiducia, in ogni volume scrive chiare lettere la scritta: “Este libro es libre, no se compra ni se vende”. Aggiunge poi uno degli organizzatori, Alejandro de Leòn:  «A una biblioteca bisogna restituire i libri, qui a Libros Libres non si è obbligati a farlo. Quanto al Bookcrossing, a Libros Libres non c’è bisogno di donare assolutamente nulla: si arriva, si prendono i libri e poi, soltanto se lo si vuole, si possono offrire libri, tempo o denaro… ma non è obbligatorio… ci limitiamo a dare alla gente quest’opportunità di offrire qualcosa in cambio soltanto se è in grado di farlo».

Chapeau..!

 

 

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