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Tag Archives: smartphone

La demenza digitale dei sudcoreani

8 luglio 2016

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In Corea del Sud ci abitano 50 milioni di persone, mille più, cento meno. Di queste cinquanta milioni, oltre l’80% possiede uno smartphone (quasi il 90 per cento se si considerano solo i giovani a partire dai 6 anni).  Questa moltitudine di coreani iperconnessi trascorre in media 4 ore al giorno a chattare, navigare o fare giochini lobotomizzanti.

Tant’è che nella popolazione sudcoreana è ormai conclamata una dilagante dipendenza dai dispositivi; si parla addirittura di demenza digitale.  Insomma, tutti stressed out.  Il problema più grave riguarda la dipendenza da giochi elettronici. I tornei fra professionisti di videogames vengono trasmetti in diretta tv e raggiungono picchi di ascolto simili a quelli di una finale di Champions League in Europa.

Le autorità di Seoul sono un tantino preoccupate per il rischio di collasso psico-emotivo di massa. Per darvi un’idea del grado di rincoglionimento della popolazione, il governo, al fianco della polizia nazionale, ha sviluppato un progetto pilota per i pedoni che camminano con lo sguardo fisso sullo smartphone. Si tratta di segnali stradali digitali: (uno di divieto e l’altro di pericolo) che mettono in guardia i cittadini dai pericoli in cui incorrono quando camminano usando il telefono:

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Allora,  col fine di promuovere una vita libera da stress e sovraccarico di informazioni, decidono di promuovere una gara di rilassamento . Un evento lanciato nel 2014 dall’artista WoopsYang , lo “Space Out Competition” e ammette solo una sessantina di partecipanti tra circa 2000 volontari che si presentano alle selezioni. E in cosa consiste la gara? Nel fare nulla. Devono stare seduti per 90 minuti senza mangiare, parlare, dormire e soprattutto usare dispositivi elettronici. Non possono nemmeno guardare l’orologio. Le loro frequenze cardiache sono controllate da sensori e chi possiede quella più stabile e coerente viene eletto campione.

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Quest’anno il vincitore è stato un rapper, Shin Hyo-Seob, il cui pseudonimo è Crush. Dice Crush: ““Ero così esausto fisicamente e mentalmente durante la preparazione del mio nuovo album che volevo solo rilassarmi per un po’. Questo evento è altamente raccomandato per coloro che hanno emicranie o pensieri complicati”. Evabè.

E’ incredibile come gli orientali in genere riescano a sostituire la socializzazione con lo “stare in mezzo”. Trasformando, in questo caso, anche il rilassamento in un evento da condividere. Ma io so a cosa state pensando. E vi dico una cosa. Sono giorni che vado al mare. In spiaggia, per la precisione. Ci sono i lettini, gli ombrelloni, il bar, e durante la settimana quasi nessuno in giro. Per ora. C’è, insomma, tutto quello che serve per ritagliarsi momenti di grande relax. Se mi guardo intorno, vedo una bella fetta di bagnanti che smanetta sul proprio smartphone. Me compresa, per carità.

Tuttavia voglio essere ottimista. Voglio pensare che un evento simile non possa mai attecchire qui da noi. Perché fondamentalmente è una stronzata galattica. Ma se consideriamo che in Corea del Sud la velocità media di connessione è di 20,5 megabit – mentre noi siamo fermi a 5,4 mega – non sarà che, più che una profonda differenza socioculturale tra noi e loro, per ora c’è solo il gap tecnologico a tenerci alla larga dal rischio di demenza digitale?

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Sputnik era un ragazzo come tanti: postava bufale.

18 febbraio 2016

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Sputnik era un ragazzo come tanti. A parte il nome, ovviamente. Ai tempi della scuola era campione di sputo in lunghezza. Per questo lo avevano sopranominato Sputnik. Aveva uno smartphone, lui. Come tutti, del resto. E come tutti, utilizzava WhatsApp. E’ gratis, è fico.  A Sputnik piaceva molto vivere sempre connesso. Scambiava messaggi di continuo, con tutti.

Un giorno ricevette un messaggio audio. Mittente, sconosciuto. Si trattava di una dichiarazione di un ex militare americano. Sosteneva che di lì a pochi giorni ci sarebbe stato un attentato a una scuola elementare di una nota città. Cazzo.  Sputnik provò un brivido lungo la schiena.  Ma Sputnik non reagì subito. Rifletté sul da farsi. E fu allora che decise di non avvertire nessuno. Aspettò il giorno del presunto attacco alla scuola. Ma quel giorno, nulla accadde.

Poi ne arrivò un altro. Un messaggio di testo, anche quello, dal mittente sconosciuto. Affermava che un testimone eccellente dello scandalo legato ai test delle emissioni di una famosa casa automobilistica, era stato avvelenato. Inoltre invitava tutti quanti a diffondere il più possibile quella notizia. Sputnik non ci pensò due volte. La condivise con tutti quanti. Ma il giorno seguente ci rimase molto male nel vedere quella persona, data per morta, ridere a crepapelle durante un talk show televisivo.

Invece di lasciar perdere, Sputnik s’incistò. E come un parassita intestinale il vizio di diffondere false notizie crebbe dentro di lui. Sputnik non staccava mai gli occhi dal suo telefono. Condivideva qualunque cosa, di qualunque genere. Non ascoltava più gli amici, non seguiva più le riunioni di lavoro. Non dormiva quasi più. Aveva gli occhi perennemente iniettati di sangue.

Ossessione. Gli prese una tale foga.  Postava gattini, politici incastrati in assurdi fotomontaggi, attrici, attori, finte testimonianze, presunti omicidi, attentatori…tutto ciò pur di essere letto e condiviso il più possibile. Messaggi audio, video, immagini. Tutto. Sputnik perse poco alla volta il contatto con la realtà. Ma i messaggi che arrivavano non gli bastavano più. Allora decise di inventarseli. Storie assurde, montature, complotti, pettegolezzi.

Fu allora che un tizio lo contattò. Gli disse che si potevano guadagnare parecchi soldi con quella roba. Lo invitò a lavorare per lui, diffondendo falsi boati per screditare politici e imprenditori. Sputnik ovviamente accettò. Lo avrebbe fatto comunque. D’altra parte, lo stava già facendo.

Sputnik mollò tutto e tutti. Lavoro, amici, interessi. Divenne un’ombra nella rete, un morto vivente; si sentiva onnipotente e onnipresente. Il più bel giorno della sua vita fu quando una delle sue bufale diventò un articolo su un quotidiano. La goduria massima per Sputnik. Gli fregava niente della gente e delle conseguenze delle cazzate che sparava in giro. Sputnik divenne arido, affamato di cattiveria, assetato di distruzione. La sua era, ormai, un’anima perduta.

Successe una mattina. Sputnik guidava e fissava lo schermo del suo smartphone. Aveva mandato in giro un fotomontaggio che ritraeva un noto commerciante di provincia con una puttana. Uno stronzo venditore di scarpe con la sua puttana. La provincia era un bersaglio magnifico. La gente ci cascava di brutto. Quante famiglie aveva rovinato…

Sputnik, preso dal suo mostro interiore, non si accorse del bambino che attraversava la strada. Lo investì sulle strisce pedonali. Lo uccise. Non si ricorda molto di quel giorno, lui. Perché svenne. Si svegliò dentro una cella. Gli dissero che aveva aggredito un poliziotto che cercava di strappargli il telefono di mano. Sputnik era chiuso in gabbia ora. Non gli avevano lasciato nemmeno lo smartphone. Impazzì. Sudò, sbraitò e pianse. Si inventò un telefono immaginario. Digitava di continuo.

Sputnik fu dichiarato mentalmente disturbato. Lo trasferirono in una clinica. Per disintossicarsi. Passò alcuni mesi lì dentro. E raggiunse il fondo quando cercò di corrompere l’infermiere. Un pompino, disse, te lo faccio se mi presti il tuo telefono. Mi bastano pochi minuti…ti prego.

Ora Sputnik è pulito. Sputnik ha mollato WhattsApp, non ne vuole più sapere. Ieri, però, un tizio  ha fatto conoscere a Sputnik una nuova applicazione. Si chiama Telegram…

immagine copertina: Zerocalcare

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E ora cosa ne faccio del mio (vecchio) iPhone4??

16 settembre 2012

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Qualche anno fa la tecnologia non correva così. Ci sbarazzavamo dei vecchi cellulari senza un briciolo di pietà, magari riciclandoli e donandoli a un fratello più piccolo, al cugino squattrinato, alla tata….buttandoli in mezzo all’umido, tra l’insalata e la pasta, oppure ficcandoli in fondo al cassetto. E ora che Tim Cook ci ha fatto un altro bel regalo? Lo so che la tentazione è forte: gettare il tuo smartphone nella spazzatura. Un delitto. Ma la soluzione, anzi, le soluzioni ci sono. Vi elenco dieci alternative semiserie prima che possiate pentirvi:

1- Lettore audio: inseriscilo nel dock dello stereo e t’iscrivi, per esempio, a Deezer:  avrai una playlist infinita a disposizione.

2- Fotocamera: Perché no? Il 4s è un’ottima cameraphone, con molte apps per modificare e lavorare scatti e video.

3- Rimandalo al (suo) creatore: Apple fornisce un servizio di riciclo dei suoi prodotti. Se ti va bene te lo accredita o caso contrario, sarà smaltito come si deve.

4- Barattalo: A patto che siano in buone condizioni,  Gamestop valuta i tuoi prodotti, anche quelli più obsoleti.

5- (Ris)Sveglia(lo): l’App Store contiene una miriade di sveglie, oppure usa la web radio.

6- Regalalo: a chi non ce l’ha.

7- Fermacarte: magari con qualche personalizzazione che lo rende più…colorato?

8- Sottobicchiere: pensate che bella una cena tra amici con tanti smartphone sotto i calici di rosso(ovviamente quelli dei vostri amici nella stessa situazione che hanno seguito il punto 5, ovvero, lo hanno regalato a te per farne buon uso)

9-  Rifletti: ti serve davvero un nuovo telefono? Magari se ti tieni il 4s la tua vita non sarà peggiore.

10- Dagli degna sepoltura con il raggio solare della morte

 

Consuelo Canducci

 

 

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