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L’accelerazione di Winnie the Pooh e il senso perduto della lentezza

17 giugno 2013

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L’accelerazione sembra essere ormai l’imperativo del nostro quotidiano. Accompagna i nostri gesti, fino al più primordiale di tutti: la respirazione. Viviamo in costante stato di apnea per la troppa fretta. La respirazione si sa, richiede calma e consapevolezza. Ma tutto ciò che pare condizionarci nello spazio e nel tempo è un ostacolo da rimuovere. Una seccatura da eliminare. Una piaga inutile da estirpare. Fermarsi per ascoltare, anche se si tratta del nostro respiro, è un lusso che non possiamo concederci.

Poi con l’aumento della velocità dei mezzi di trasporto abbiamo sempre meno occasioni per muoverci. Senza considerare che con l’aumento della velocità nella diffusione delle informazioni il nostro tempo per riflettere si è compresso fino quasi a sparire. La tecnologia “smart” ha sostituito la scrittura e i contatti personali, gli schermi dei kindler hanno sostituito i libri, le immagini hanno soppresso il linguaggio. Così come tutto ciò che dura, dura troppo a lungo. Uno spreco di tempo. E le notizie si sono trasformate in merce usa e getta, per giunta poco affidabili Come tuonava un annuncio pubblicitario di Fox News, “Se alle 10:00 è notizia, alle 11:00 è già storia”.

Essere veloci, quindi, equivale ad essere capaci, superiori, efficienti. Ci rimanda alla potenza sessuale, alla prestanza fisica. Le performance migliori sono sempre quelle più  veloci. E così, per contro, la lentezza si trasforma in frustrazione, mancanza ed inferiorità. Di conseguenza i bambini lenti sono costantemente spronati a fare più in fretta. “Muoviti” è l’esortazione delle madri, l’imperativo costante della quotidianità.

Come vivono i bambini questa ricerca frenetica dell’ottimizzazione temporale che altro non è che una preconizzazione ai ritmi degli adulti? Come gestiscono il “tutto subito nel minor tempo possibile”? Ovviamente volendo tutto, subito e nel minor tempo possibile.

Un esempio emblematico è  quello del cartone animato di “Winnie the Pooh”. Perché hanno accelerato pure lui. Come se non bastasse l’attuale schiera di cartoni animati deliranti, dai colori sgargianti, con battute degne dell’ironia e del sarcasmo di un adulto che la sa lunga. E soprattutto caratterizzati da toni frenetici, dialoghi accelerati, in cui l’unica sconfitta, credo, sia l’innata lentezza dei bambini. Quella fisiologica calma nello svolgere ogni tipo di attività, dai compiti ai giochi, tanto importante per l’assimilazione dei concetti e per godere appieno il senso ed il contenuto delle attività medesime.

Il tenero orsetto Winnie the Pooh fatica a ispirare velocità. Eppure sono riusciti ad inserirgli il turbo. Ho letto la notizia qualche giorno fa su Repubblica. Trattata e liquidata senza un minimo di riflessione più profonda. La notizia diceva che il cartone (nella versione interattiva per iPad) è stato velocizzato per “adeguarsi all’incapacità di concentrazione dei bambini”. I bambini di oggi, sosteneva l’articolo, hanno bisogno degli stimoli giusti. Winnie the Pooh, oltre ad essere un tantino lento, aveva troppe pause nei dialoghi. Certo, c’era il rischio che i bambini, in quei tre secondi di silenzio, potessero annoiarsi a morte e decidere di cambiare cartone.

Sì, è vero che i bambini di oggi sono svegli e più reattivi. Capaci di seguire il ritmo serrato dei dialoghi, i cambi di scena improvvisi, la prospettiva ingannevole. Capaci peraltro di trovare il senso della storia, che a noi adulti sfugge proprio perché ci perdiamo dopo un paio di battute. Questi sono i bambini i bambini di oggi. Attrezzati a seguire un cartone psichedelico ma non a concentrarsi adeguatamente  sulle cose. E noi cosa facciamo per loro? Aggiungiamo ulteriori tasselli, più che tentare di disarticolare una linea di tendenza travolgente. La realtà è già sufficientemente delirante e noi ce la mettiamo tutta per farlo anche con la finzione.

L’accelerazione non lascia più spazio alla riflessione. Sono spariti gli intervalli di tempo durante i quali poco accade e dove l’immaginazione può inserirsi per dare vita a infinite possibilità, le quali portano a soluzioni diverse. In fondo, il senso della lentezza sta in questo. Aumentare la curiosità della scoperta, rinnovare il sentimento dello stupore, che è la fonte della conoscenza e della crescita sana di ogni individuo.


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