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Tag Archives: bellezza

Photoshop e la mano aliena di Belen

12 ottobre 2016

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Rido ancora mentre scrivo. E rido perché ho la foto piazzata a tutto schermo nel mio monitor. Questa volta, invece di guardarle le tette o altri attributi più popolari, l’occhio continua a cadere sulla mano.

Belen, Belen, non sai quante volte sono stata lì lì per scrivere un post su di te. Tuttavia mi sono sempre trattenuta dal farlo perché mi sembrava di cadere nella stessa sindrome da gossip da cui è affetta la Lucarelli.

Ma il gossip qui non c’entra, sarebbe una perdita di tempo in generale. Qui c’entra la piaga di Photoshop e tutto ciò che ne consegue quando l’utilizzo va oltre l’umano. Perché fin tanto che lo si usa bene, si riesce a convincere le masse che in foto son tutte perfette, dalla punta dei capelli all’unghietta del mignolo del piede. Poi succede questo:

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Ora, ad un occhio allenato (i maschietti non me ne vogliano se affilo le mie unghiette su cotanta bellezza) alla lettura fotografica, non può non sfuggire la mano aliena di Belen. Che oltre ad essere lunga lunghissima, povera, ha pure sei dita. Sei dita cribbio! Ma che razza di editor è questo? Che già è la donna più scontornata del mondo, serviva aggiungere pure un dito? Non ne ha bisogno di ritocchi, non lei. Essì che tra poco andremo su Marte…

Basta e basta. Qualcuno fermi l’abuso di Photoshop. Che poi non fa nemmeno più tendenza. E il mercato della moda non può andare avanti così, a prenderci per il culo. Se per noi donne normali tutta sta menzogna rappresenta un insulto all’intelligenza, per le ragazzine rappresenta una pressione costante alla ricerca di una perfezione che non esiste.

Pure Peter Lindbergh, fotografo delle super top model degli anni ’90, per il calendario Pirelli 2017 ha scelto la parola “VERITA'” come coordinata estetica. «Voglio liberare le donne dal terrore della giovinezza e della perfezione», dice lui. Alleluia.

Caro Peter, pensaci tu. Pensaci tu a far capire alla gente quanto sia più bella un’immagine vera. Quanto un viso non ritoccato, ma solo ben prodotto, possa inchiodare lo sguardo, comunicando ben altro che un banale “guarda come sono figa”. Che noia. E tu, Belen, leva sta foto da Instagram, ti prego.

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Sii buona. Sii carina. Sii scelta.

7 settembre 2016

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Ho battuto la fiacca. Nemmeno un post nel mese di agosto. Nulla. Tanto che non ho ancora il coraggio di aprire Google Analytics.  Però al mare ho letto una discreta quantità di libri. E dal mucchietto estivo ne esce vincitore assoluto uno che ha una Barbie in copertina: Solo per sempre tua, di Louise O’Neill. Un libro che appartiene alla collana Hot Spot della casa editrice Il Castoro. Collana molto, molto interessante, che mira a un pubblico crossover di lettori dai 15 anni in sù e che seleziona storie che traggono nutrimento dalle viscere di una attualità molto complessa.

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Le protagoniste di Solo per sempre tua sono due ragazze che vivono in un futuro distopico (un mondo fittizio altamente negativo e indesiderabile, in cui le cose per l’umanità  non sono andate per il verso giusto). Loro, come tutte le altre ragazze, sono state prodotte in laboratorio, allevate e preparate dalla Scuola solamente per piacere e compiacere gli uomini. Devono essere tutte bellissime, magre,  perfette, socievoli e disponibili. Non sono ammesse emozioni che turbino l’animo, non è ammessa un’istruzione né tantomeno ragionamenti che esulino dal come abbinare bene i vestiti,quali  trucchi usare, quanto e cosa mangiare per non ingrassare, come apparire più attraenti delle altre. Già, perché bisogna essere scelte dagli Eredi, i pochi uomini sopravvissuti e selezionati per la riproduzione della specie umana, ridotta ai minimi termini. Le “Compagne” scelte avranno l’obbligo di generale più figli maschi possibili. Compiuti i quarant’anni saranno “disattivate”. Anche se questo, in fondo, è ciò che bramano. Perché hanno insegnato loro ad avere orrore della vecchiaia. Chi invece non sarà scelta, potrà accontentarsi di diventare, nel migliore dei casi, una concubina. Il destino che attende chi non ce la fa, purtroppo, è ben diverso.

E per scampare a un destino atroce sono disposte a qualsiasi cosa. E per avere un buon posto nella classifica della Scuola fanno la fame, passano da una palestra all’altra, seguono tutorial sul trucco, si pesano costantemente e ingurgitano pillole che agiscono sul loro aspetto esteriore e che allo stesso tempo corrodono le loro viscere.

(…) E’ quello che è successo ad agyness al sesto anno. Le avevano prescitto troppo ExoLass lo stesso giorno in cui era in punizione, così era intrappolata nello stanzino quando le è venuta la diarrea. Mi sono sempre chiesta perché non sia corsa in bagno, le porte non sono mica chiuse a chiave. Immagino che a bloccarla sia stata la paura. E’ sempre la paura. Non so come, ma le riprese video della cosa si erano diffuse e nel giro di qualche minuto era finito tutto su MyFace. agyness, il dolore impresso sulla sua faccia da bambina mentre cercava di controllarsi, la vergogna nel capire di avere fallito. (…) Continuava a correre e correre e correre su quel tapis roulant mentre le feci le colavano lentamente lungo le gambette macchiando i calzini a pois e le scarpe da ginnastica rosa shocking. Però era stata brava, non aveva pianto, neppure una volta.

Il libro è una botta.  Altamente impattante e poco scontato. Mette sotto una lente cinica l’ossessione per il corpo e i tentativi di controllarlo, analizza in maniera molto lucida il modo in cui le donne si mettono in competizione, spinte dalla società e impotenti di fronte al destino scelto per loro, in questo caso, dagli uomini. Interessante anche la scelta dei nomi propri senza la maiuscola. Le ragazze, infatti, non sono soggetti ma oggetti concepiti per uno scopo ben preciso.

Il mondo di Solo per sempre tua non è molto lontano dalla nostra realtà malata, nella quale pesca a piene mani.  D’altronde viviamo in una società che convince le donne a piacere prima che a piacersi. Insomma, leggetevelo, merita. Il libro dimostra anche che la letteratura young adult non è fatta solamente di amori non corrisposti o cazzate varie, come tanti ancora credono.

Solo per sempre tua
Autrice: Louise O’Neill
Editore: HotSpot
Prezzo: 16, 50
Pagine: 368

immagine di copertina del post: “Real life Barbie” Valeria Lukyanova

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La grande vera bellezza

20 febbraio 2014

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La donna nella fotografia si chiama Jacky O’Shaughnessy, ha 62 anni e non si è mai sottoposta ad alcun intervento di chirurgia plastica. Jacky ha posato come modella – sì, modella – per il catalogo di lingerie di American Apparel, un marchio noto per le sue campagne pubblicitarie fuori dagli schemi. Guardate attentamente la foto e vi sarà chiaro che l’immagine non è stata nemmeno photoshoppata. Questo significa che, oltre quel pò di trucco che c’è ma non inganna, l’effetto è assolutamente naturale.

L’immagine è  in forte contrapposizione con i messaggi che le campagne pubblicitarie normalmente veicolano attraverso i prodotti destinati al pubblico femminile. Anche per questo, e non solo per l’età della donna immortalata, questa fotografia ha in sé una forte carica di audacia.

american_apparel_jackyParlo di audacia perché questa immagine è come uno schiaffo in faccia a una società dominata da canoni di bellezza stereotipati, nei quali chirurgia e ritocchi sono ingredienti ormai normali. La bellezza è infatti imprigionata dentro l’idea di pelli lisce e finte perfezioni ottenute dall’abuso di photoshop. Artifici che diventano con il tempo trappole per le insicurezze delle donne. E che non fanno altro che alimentare un senso forte di inadeguatezza per il fatto di non sentirsi mai completamente all’altezza di un giudizio collettivo fondato su quanto giovani e belli riusciamo ad apparire.

Parlo di audacia anche perché quella fotografia è decisamente più efficace dei vacui richiami della politica, anche di quelli recenti del presidente della Camera, contro una dilagante omologazione estetica.

Datemi allora campagne pubblicitarie come quella di American Apparel. Regalate a mia figlia l’idea che la sua mamma, la sua nonna, e tutte le donne che hanno il viso segnato e i capelli bianchi hanno la stessa forza comunicativa e portatrice di armonia e bellezza.

Quante volte ho sentito la frase: “Caspita li porti bene i tuoi anni. Sembri molto più giovane !”. Uffff, sospiro. Quanti equivoci contiene una frase del genere! Si dà per scontato che l’avvicinamento ai quaranta, cinquanta, sessanta e il loro superamento tolga qualcosa alla bellezza, ne rappresenti l’inesorabile declino. Non ci servono rassicurazioni circa la resistenza al tempo di “quella” bellezza. E purtroppo l’idea  è ancora quella che la donna, passata una “data di scadenza”,  automaticamente si dimentichi del sesso, del piacere, della voglia di vivere e stupire. E che questa voglia, come per una sorta di transfert malriuscito, passi all’uomo in maniera del tutto deviata, rafforzando peraltro l’errata idea che sia la carenza di ormoni a spegnere i desideri. In ciò alimentando il solco tra due mondi sempre più lontani.

L’età non porta via la bellezza. La dovrebbe, invece, liberare dai clichè e dagli schemi ingessati. Per non farci sentire più  condizionate da immagini che in fondo non ci appartengono e che ci allontanano dalla profonda ricerca di noi stesse. La vera bellezza, invece, ci spinge a  volere di più, a cercare il piacere nella vita, a coltivare le passioni autentiche. Come ridere, mangiare e bere. O stare in silenzio ore ed ore senza paura. Ballare nude per casa. Mandare a quel paese chi se lo merita, più volte. Usare lingerie rosa e fucsia, anche a settant’anni. Regalare tutte le tonalità del rosso alle labbra. Osare. E fare tutto questo ed altro con un corpo che vive e un viso segnato da rughe, come è il cielo costellato di stelle che non temono il tempo.

Un volta le donne così venivano bruciate al rogo. Oggi il rogo non esiste più. Al suo posto c’è un braciere che ci consuma lentamente, spegnendo la magia del nostro animo. C’è lo sguardo implacabile di una società guidata per lo più da uomini ciechi. Che non vedono più la vera bellezza.

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