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Duilio Forte – salone del mobile 2013

7 aprile 2013

ARTICOLI, INTERVISTE


 

Duilio Forte vive dentro un cavallo di legno e veste come il Piccolo Principe. Lo puoi anche trovare sul tetto di casa sua, fucina creativa in perenne trasformazione. Con una scultura di ferro in mano, a fissare all’orizzonte qualcosa che forse c’è. O forse non c’è.

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Io l’ho trovato alla Fabbrica del Vapore a Milano. Ma in verità non lo trovo all’orario concordato. Due suoi collaboratori, intenti a lavorare l’argilla, mi dicono che è scappato a prendere del legno per l’allestimento.

Ma come, avevamo un appuntamento!?

Sì, ma era finito il materiale, così se n’è andato. Appena ora.

Poi penso a quanto sia importante il materiale per uno come Duilio Forte. Cosicché mi rassegno. E lo aspetto.

Nel frattempo vi racconto due cose.

Duilio Forte è architetto, è designer e artista. E’ uno dei promotori di Milano Makers, una associazione senza fini di lucro, che si rivolge al mondo dei produttori indipendenti di design. Per promuovere le attività creative di produzioni non seriali e autonome.

Duilio Forte, nel 2009, redige il Manifesto ArkiZoic, una sintesi di regole progettuali ispirate all’evoluzione naturale.

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 Duilio Forte, nel 2010, dichiara guerra all’industria:

“L’industria da anni si fregia di meriti artistici che non le sono propri.
Il disegno industriale sta uccidendo il disegno artistico e la serialità prodotta congela l’evoluzione dell’arte. AtelierFORTE, secondo i principi del Manifesto ArkiZoic, accetterà la resa dell’industria alle seguenti condizioni:
1) LIBERAZIONE DEI TERRITORI DELL’ARTE
2) RINUNCIA AI MASCHERAMENTI ARTISTICI
3) AFFRANCAMENTO DEI DISEGNATORI DALLA SERVITU’” 

Duilio Forte, ogni anno, costruisce armi per la sua avanzata. Sono nati, così, lo Sleipnir Armatus nel 2009, lo Sleipnir Trebuchet nel 2010, il Mammuthus Belli nel 2011, un mammut in legno e acciaio alto 10 metri e I Corvi HugMun, nel 2012.

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Infine, per il Salone del mobile 2013, Duilio Forte costruisce  lo Sleipnir Ciclofono. Lo trovate nella mostra Bla Bla, organizzata da Milano Makers, curata da Alessandro Mendini e coordinamento di Cesare Castelli. L’allestimento  è, appunto, di Duilio Forte. La mostra Bla Bla sarà articolata in due sezioni: Bla Bla Discussione Virtuale – un’installazione video  che riprodurrà su un grande schermo, proiettate in loop, la raccolta di moltissime auto-dichiarazioni teoriche di designer internazionali – e Bla Bla Esempi – dove saranno presentate una serie di piccole mostre sui temi ritenuti interessanti alla definizione dei problemi in atto. Si terrà alla Cattedrale della Fabbrica del Vapore, a Milano. Continua l’avanzata.

E’ arrivato Duilio. Lo intercetto prima che mi scappi un’altra volta. Ci sediamo. E’ solo quando lo guardo negli occhi che capisco come anche lui, come il Piccolo Principe, custodisce una rosa.

Duilio, come si fa a dichiarare guerra all’industria? E a vincerla, soprattutto?

E’ una battaglia semplicissima.  L’industria ha già perso. E’ inevitabile che, alla fine, l’industria perda.

Ne siamo sicuri? Non basta cavalcare una Sleipnir.

Ma basta vedere il consumatore. La gente non ha più voglia di essere fregata. Il processo industriale ha cercato di dare benessere alla gente, ma il prodotto fatto a mano – il manufatto – è il risultato più naturale per l’uomo. Il benessere è arrivato dopo. D’ora in avanti può esserci spazio per una produzione di tipo diverso. Oggi noi possiamo scegliere se comprare una cucina IKEA  fatta dal robot oppure decidere di spendere i soldi per una cosa che ci piace di più.

Certo, ma se io volessi comprare la cosa che mi piace di più e non avessi i soldi?

Allora puoi comprare la cucina IKEA. Questi due modelli in fondo già convivono.Ma non credere che ci sia tanta differenza. Con i costi che deve fronteggiare l’industria oggi, posso trovare un artista che fa un divano molto più bello, come piace a me, e che costa meno di quello di Cassina, ad esempio.

Perché un artista? E gli artigiani dove sono?

L’artigiano ha perso competenze. Prima aveva i suoi modelli e ora è al soldo dell’industria. Magari fa i semi lavorati, o ripara oggetti fatti dall’industria. L’artigiano non ha più le competenze evocative e culturali, sono state delegate. Il disegno industriale non è fatto per durare nel tempo. Prendiamo l’esempio delle penne Bic in confronto alle stilografiche. La stilo è un oggetto bellissimo da tenere in mano, ha un suo valore. Nell’arco di una vita quante Bic compra una persona? Tante. E tante ne butta. Potrebbe invece avere tre stilografiche da urlo che poi lascia ai figli, o ai nipoti. La Bic in questo caso si rivela un pessimo investimento.

C’è il riciclo comunque.

No, quello del riciclo è un falso problema. Non dovrebbe esistere. Le cose dovrebbero durare. Ma se un mobile, ad esempio, è brutto e fatto con poca qualità, allora è meglio che si rompa. Vedi, la catena poi non finisce qui. C’è il marketing, ci sono i costi per la promozione. I pieghevoli, i cataloghi da produrre. Poi, il divano Cassina ha bisogno di uno show room, di un ufficio stampa, di persone che lavorano. Senza considerare gli investimenti in pubblicità. Insomma, siamo di fronte ad una vera e costosa macchina da guerra.

Oggi con le tecnologie è tutto più semplice. La vetrina su strada è roba del passato?

Certo! Oggi posso vendere un mio oggetto o pezzo di arredo a New York con grande facilità. Pensa agli artigiani, un tempo. Non potevano competere con la struttura dei marchi famosi. Chi se li filava? Che visibilità potevano avere? Anzi, ti dirò di più, probabilmente io ho una visibilità meno statica sul web, ho più LIKES su Facebook e più visite sul sito. Soprattutto perché le mie cose poi piacciono di più! La rivoluzione dell’informazione c’è già stata. Ora tocca alla materia.

Credi che le nuove generazioni ragionino già così? Anche perché qui si tratta di cambiare il modo di pensare e di interagire con le cose. La questione diventa culturale e deve rompere gli argini degli “addetti ai lavori”, come voi, designer e artisti.

I giovani hanno già la tendenza, oggi, a voler personalizzare le cose. Ognuno cerca un proprio stile, una propria moda, che calzi il personaggio che ogni volta incarnano. Il logo a tutti costi non va più. Non piace più. Non soddisfa più i bisogni. L’uomo vuole fare per sé e decidere per sé. Quindi sceglie. Per quanto riguarda gli argini è vero, bisogna che si rompano ed esca il dibattito dalle trame del design. Ma questo già avviene. E se ci pensi è la cosa più naturale.

Allora dove trova il senso, l’industria del design?

L’industria ha senso per alcune cose. Se guardo il tuo registratore mi viene da pensare che l’unico modo per produrlo è con l’industria. Costerebbe troppo, altrimenti. Costruire microchip artigianalmente ha senso per prodotti di nicchia, come ad esempio i bulloni per l’ingegneria aerospaziale. Sono fatti con materiali speciali per svolgere funzioni precise. Costano tanto. L’industria ha un suo spazio e mercato. Ma dovrebbe essere ridimensionato.

Oggi si parla molto di stampa 3d, di Arduino, tutti fenomeni che, a detta dei  makers, ci porteranno ad una terza rivoluzione industriale

Sì, penso ad esempio a casa mia. Io ho costruito quasi tutto. C’è poca roba acquistata pronta. E’ facendo le cose che impari come si fanno e che valore hanno. L’intelligenza sta nelle mani. Si parla tanto di crisi e non si può pensare di uscirne se nessuno fa niente. La gente non lavora più, e di conseguenza non si produce un miglioramente della condizione umana. Quando la gente torna a casa trova tutta roba pronta, per esempio, in cucina. Se il mio tempo viene sostituito dal “già fatto”, per forza allora devo guardare la TV. Non sanno più cosa fare. Si crea un vortice di inettitudine.L’industria è destinata a rimanere; è indispensabile per tante cose, però sconfinerà sempre meno nei territori dell’arte.

Duilio, voglio fare un gioco con te. Ti leggo i sette punti del tuo Manifesto AchiZoic: per ciascuno di essi mi fai riferimento ad un nome che ti viene in mente?

I. metti l’anima nelle tue opere

Picasso

II. usa la matematica e la geometria delle natura

Le Corbusier

III. usa il metodo euristico

probabilmente tutti lo usano

IV. dai spazio al caso, all’errore e al non finito

Fellini, che non scriveva mai Fine alla fine dei film

V. usa i materiali e le forme della tradizione

tutti gli artisti del passato, ma mi viene da pensare ai grandi cuochi
VI. usa la decorazione

Alessandro Mendini, che non ha paura di usarla e lo fa per esprimere e non per vendere
VII.usa il disegno come schizzo emozionale

Leonardo Da Vinci

Grazie Duilio.

Fabbrica del Vapore - lavori in corso

Fabbrica del Vapore – lavori in corso

 

“Mostra BlaBla” | Opening lunedì 8 aprile, 18.30 – 23 | Ingresso libero

9 – 14 Aprile 2013 | 11.00-20.00 | Fabbrica del vapore, via Procaccini, 4 Milano

BLABLA MILANO MAKERS

 


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One Response to “Duilio Forte – salone del mobile 2013”

  1. martina Says:

    Atelier Forte è un lugoo puzzolente e freddo.
    Vengono sfruttati stagisti e giovani studenti a gratis, per eventi commerciali, per costruzioni rischise e senza nessuna messa in regola.
    E’ questo il metodo ‘FORTE’? alla larga!!!!