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Archive | dicembre, 2014

Contronotizia: gli articoli più letti nel 2014 (e sul perché li ho scritti).

23 dicembre 2014

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sme0004 L’avvicinarsi dell’anno nuovo porta con sè la voglia di fare bilanci. Inevitabilmente nella rete è tutto un fermento di top ten, top five, most popular, most shocking; film più visti, libri più letti, donne più cliccate, parole più ricercate. Si stilano così elenchi dei “più” di ogni cosa.

Per non essere da meno anche Contronotizia ha preparato un elenco dei suoi cinque più: i post più letti nel 2014. Che non sono stati necessariamente quelli più condivisi, né tantomeno quelli che secondo un mio personale punto di vista meritavano più successo. Ma si sa, non sempre un articolo che ci sta a a cuore, per come è stato scritto o per i suoi contenuti, viene accolto positivamente dai lettori. Questo è il bello della rete, che ti riserva sempre delle sorprese.

Un bravo blogger, poi, deve sapere coccolare i propri seguaci e perciò non deve lasciarli mai soli. E’ vero. Per questo molti consigliano la pubblicazione giornaliera di contenuti. Ma nel mio caso non è così. Non ne avrei il tempo, anche se sarebbe tanto bello riuscire a regalarvi un post al giorno. Tempo fa, una ragazza che ha lavorato con me in una redazione di un web magazine,  mi ha contattata per proporre alcuni pezzi a Contronotizia. “Ma quanti siete in redazione?” mi chiese. “Veramente ci sarei solo io…”. Pezzi, foto, impaginato, fotonotizie, vignette, idee geniali (e meno geniali). Tutto homemade.

Le notizie poi vanno scovate, lette, digerite per tentare di tirar fuori un punto di vista personale. A volte mi riesce bene, altre meno. Qualche volta non c’è nessun punto di vista, solo la notizia. Non voglio fare la fine di quelli che soffrono di ansia da pubblicazione e che mettono qualsiasi roba pur di riempire i vuoti: la fine peggiore per un blogger.E poi è anche vero che in giro è pieno di siti che scrivono tanto ma nulla dicono.

Allora eccoli qui i cinque post più letti. Tra un tortello e un’insalata di rinforzo, vale la pena rileggerli. Auguri a tutti.

5° – Gli UFO esistono. Perché non ce lo hanno detto prima?

Uno degli argomenti più affascinanti e forse una delle più misterisoe tra le grandi domande: siamo soli in questo universo o no? Poi, vista la mole di informazioni che si trova in rete e la quantità di persone che fanno ricerche sugli UFO, non è per nulla facile fare ordine. Tra bufale, storie inventate, fake, documenti segreti, documenti falsi, paura di sembrare ridicoli…insomma, non so voi ma io ci credo agli extraterrestri. Ci ho messo tanto a scriverlo, settimane credo. No ero affatto convinta di riuscire a produrre qualcosa di convincente. Poi ho pensato che non dovevo convincere la gente con il mio articolo, ma solamente elencare una serie di ragioni che hanno portato anche me a non avere troppi dubbi. Sono riuscita, tramite un caro amico appassionato di ufologia, a incontrare un pilota militare italiano che sotto anonimato mi ha raccontato la sua esperienza con gli UFO. Intervista molto interessante.

4° – Sapete cos’è una Cubomedusa?

Questo post è frutto dei vari documentari che mi sono guardata con i miei bambini. Eccola qui, la Chironex fleckeri: una medusa in grado di uccidere un uomo nel giro di due minutiMicidiale animaletto, questo. A detta di mio figlio piccolo tutti quanti lo dovevano sapere. “Mamma, scrivi qualcosa!! Devi dire a tutto il mondo quanto pericolosa è questa medusa”. E così ci siamo messi a quattro mani a sviscerare un argomento che andrebbe arricchito di molti particolari e foto. Ma purtroppo se scrivi post troppo lunghi non ti legge più nessuno. E in questo caso la difficoltà maggiore è stata scegliere (e non sceglievo io) cosa scrivere e cosa no. Avete presente no, “mamma, scrivi anche questo, metti quella descrizione, quelle foto, raccontiamo anche dello scorpione e del mamba nero?…Mi sono divertita moltissimo.

3° – Brasile, Mondiali 2014: il “reporter” danese che abbandona il campo;

Il 2014 è stato un anno importante per il Brasile. Le proteste di Rio e Sao Paulo hanno portato in piazza milioni di brasiliani (fenomeno peraltro nuovo nel Paese); poi ci sono stati i Mondiali di calcio e le elezioni presidenziali. Infatti, tra le parole più cercate su Google nel 2014 c’è “mondiali di calcio”. Tuttavia le informazioni che leggevo in questi mesi erano spesso incomplete e inesatte. In Brasile ci sono nata e ho vissuto a Sao Paulo fino ai diciannove anni. Tanti amici vivono ancora lì, e grazie anche a loro (alcuni sono giornalisti e blogger) riesco a “leggere” il paese fuori dal coro. Questo post è un esempio chiaro di come l’informazione facilmente si deformi e arrivi (almeno, qui da noi) distorta. Il caso di questo finto reporter è emblematico: quasi tutti abboccano. Tranelli dell’informazione fotocopia. Mai, mai e mai dare per scontate le notizie. In rete ce n’è di ogni e il rischio di fare figuracce è sempre alto.

2° –  Shezow, l’eroe mascherato da donna diventato transessuale;

Mi sono imbattuta in Shezow quasi per caso. Lo titolavano proprio come se fosse una minaccia per la società: “SheZow, il nuovo supereroe transessuale per bambini”. Un titolo che fa una gola tremenda a chi, come me, è sempre a caccia di controstorie. Poi diciamocelo, se metti parole come “sesso”, “gnocche”, transessuale”, “pedofilia” o “droghe”, stai sicuro che la gente ci si fionda. Il gusto del perverso imperversa sempre. Comunque non ho potuto resistere nemmeno io e mi sono guardata qualche puntata di Shezow. La serie doveva ancora sbarcare in Italia e il tamtam in rete era discreto. Personalmente ho sempre amato i cartoni dove c’è del trasformismo. Shezow , se vogliamo, rappresenta una novità: il personaggio, un ragazzino dodicenne fissato con le differenze tra maschile e femminile, ritrova un anello magico che lo trasforma in un supereroe femmina tutto di rosa vestito. Esilarante. Curioso poi il contrasto qui da noi. Abbiamo una Scuola che ancora non ha introdotto l’educazione sessuale per i ragazzini e bolliamo come diseducativo un cartone che, in fondo, sfata parecchi luoghi comuni. L’esperimento in casa mia è andato bene: Shezow è arrivato anche da noi e devo dire che i ragazzi si divertono parecchio con quel cartone. E non mi sembra che la loro sessualità si stia confondendo, come sostenevano i puritani americani.

And the winner is:

1° – Violetta, che insegna alle piccole come scegliere tra due amori. Uccidendo l’anticonformismo.

Violetta, un grazie speciale. Questo post  è sempre stato il più letto di tutti. In verità non mi aspettavo tanta popolarità, e soprattutto non immaginavo che le bambine potessero essere così “interattive” nella ricerca in rete. Evidentemente ho sottovalutato alcuni aspetti del fenomeno Violetta. Tante mamme mi hanno scritto per ringraziarmi, per dirmi quanto condividevano le mie idee, e come fosse difficile sviare l’attenzione delle loro figlie verso qualcosa di meno raccapricciante. Per contro, tante bambine mi hanno scritto per insultarmi e per dirmi quanto io non capisca “nulla di nulla” (ma chi lascia i dispositivi in mano a ragazzine così piccole??). Perché l’ho scritto? Per due motivi: il primo è il motivo per cui scrivo la maggior parte dei post: per comprendere un fenomeno che mi riguarda da vicino o che mi interessa. In questo caso interessava a mia figlia, o meglio, alla maggior parte delle femmine della sua età.  Anche se alla fine non se lo è mai filato. Mi sono immersa nel mondo delle V-Lovers  un pomeriggio intero e alla fine non ho trovato nulla da salvare. Pessima lei, troppo truccata, troppo leziosa e fintamente impegnata. Secondo me l’assunzione di Violetta in tenera età causa una precocizzazione malsana.  E dunque il mio antidoto è Mercoledì Adams; il successo di questo post lo devo in parte a loro: gli Adams. Un modello di famiglia, il loro,che purtroppo è caduto in disgrazia, fagocitato da una serie di falsi – e decisamente più colorati- miti.

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Le città che cresceranno di più entro il 2020.

21 dicembre 2014

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Il modello di metropoli che conosciamo oggi è il risultato delle grandi migrazioni che si sono verificate nel primo decennio di questo secolo, e che hanno portato migliaia di persone a trasferirsi dalle campagne alle aree urbane. Questi cambiamenti  sono cominciati subito dopo la seconda guerra mondiale e ora hanno raggiunto il loro apice: per la prima volta, più della metà della popolazione mondiale vive nelle città (51,3%). Ma quali sono le città che crescono più rapidamente?

La fine del 2014 si avvicina ed è tempo di tirare somme. Ma perché no, anche di fare previsioni. Come quelle che riguardano la crescita demografica urbana fino al 2020, ad esempio, costruite dal sito City Mayors (www.citymayors.com) specializzato negli studi sulle aree urbane. Nelle prime 100 posizioni si trovano molte città africane e dell’area India-Pakistan. Nessuna traccia, o quasi, di centri europei tra i primi 100; al 61° posto si trova la città di Bursa, in Turchia.

10. Chittagong, Bangladesh

Percentuale del tasso di crescita della popolazione 2006 – 2020: 4,29%

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Chittagong è il maggior porto e la seconda città del Bangladesh con i suoi 3.900.000 abitanti. È il centro dei commerci e la città che ospita le compagnie più grandi del Paese. Molto sviluppato tutto il comparto manifatturiero, con particolare riguardo alla lavorazione della pelle. Altre attività sviluppate riguardano la lavorazione della juta, i cibi surgelati, mentre tra le grandi industrie vanno segnalate quella automobilistica e quella chimico-farmaceutica. I commerci via mare riguardano soprattutto cotone, riso, spezie, zucchero e tabacco. Altra attività particolare legata al porto è quella della demolizione di grandi imbarcazioni, introdotta nel 1969. Attività condotta senza attrezzature adeguate e fonte di inquinamento a causa degli smaltimenti indiscriminati di varie sostanze, anche tossiche, nonché causa di sfruttamento di manodopera.

9. Dar es Salaam, Tanzania
Media della crescita di popolazione 2006 – 2020: 4,39%

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Questo porto si trova su un’importante rotta marina. Si tratta di una metropoli post-coloniale che è diventata il più importante centro commerciale della Tanzania. Il livello di industrializzazione è relativamente alto (a paragone di quello del resto del Paese). Per il porto di Dar es Salaam transitano merci di esportazione provenienti, oltre che dall’entroterra tanzaniano, anche da Zambia, Burundi, Malawi, Ruanda, Uganda, Zimbabwe.

8. Lagos, Nigeria
Percentuale del tasso di crescita della popolazione 2006 – 2020: 4,44%

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Costruita sulla terraferma e su una serie di isole che circondano la laguna omonima, Lagos è sempre stata una città molto importante nell’ambito del commercio atlantico. Infatti la sua posizione ne fa uno dei pochi porti naturali della costa atlantica e di conseguenza uno dei luoghi di maggior contatto con gli europei. Nell’ultimo secolo è stata oggetto di ingenti flussi migratori, che hanno portato la sua popolazione a crescere esponenzialmente. In particolare, oltre a cittadini provenienti da tutta la Nigeria, si sono insediati nella zona immigrati provenienti dalle altre nazioni dell’Africa occidentale, e molti ex-schiavi creoli provenienti da Freetown in Sierra Leone, dal Brasile e dalle Indie occidentali.

7. Faridabad, India
Percentuale del tasso di crescita della popolazione 2006 – 2020: 4,44%

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Faridabad, a soli 25km da Delhi, è un centro industriale nello stato dell’Haryana ed è famosa per la produzione di enné. Dovrebbe entrare a far parte del Delhi Mumbai Industrial Corridor.

6. Bamako, Mali
Percentuale del tasso di crescita della popolazione 2006 – 2020: 4,45%

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Buon porto fluviale e principale centro amministrativo e commerciale del Mali, di cui è anche capitale, è un centro attivo nella produzione di caucciù, resina e legname, così come nel tessile, nella lavorazione della carne, nella manifattura di oggetti in metallo e nel settore ittico. È scalo aereo internazionale.

5. Kabul, Afghanistan
Percentuale del tasso di crescita della popolazione 2006 – 2020: 4,74%

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I suoi prodotti principali comprendono: materiale militare, tessuti, mobili, e barbabietola da zucchero, anche se le guerre che si susseguono dal 1979 hanno limitato la produttività economica della città. Kabul resta una delle città più minate del mondo. Attualmente la ricostruzione della città sta attraendo milioni di dollari e numerosi investitori esteri, impegnati nel ripristino di vari servizi e attività, come trasporti pubblici, sistema alberghiero e finanziario.

4. Surat, India
Percentuale del tasso di crescita della popolazione 2006 – 2020: 4,99%

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Surat riveste grande importanza per le sue imprese tessili (è chiamata “la Manchester dell’India”) e della lavorazione dei diamanti. Si stima che il 90% dei diamanti commercializzati nel mondo siano lavorati a Surat. Surat ha anche uno dei più alti tassi di crescita del PIL in India (11,5% nel 2008).

3. Sana’a, Yemen
Percentuale del tasso di crescita della popolazione 2006 – 2020: 5%

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Sana’a è Patrimonio dell’Umanità UNESCO, tutto merito di Pasolini: nel 1970 girò a Sana’ alcune scene del film “Decameron”; l’ultimo giorno delle riprese, colpito dalle bellezze della città, iniziò a girare “Le mura di Sana’a”, un breve documentario in forma di appello all’UNESCO. Già capitale dello Yemen del Nord, dal 1990 è la capitale dello Yemen riunificato. Situata al centro di un vasto altopiano, è cinta da mura e con tipici palazzi yemeniti a più piani; centro commerciale, culturale ed economico del Paese. È divisa da mura interne in tre quartieri (arabo, turco ed ebraico). Secondo la tradizione la fondazione della città risale a tempi biblici; fu fondata da Sem, figlio maggiore di Noè e capostipite delle popolazioni semite.

2. Ghaziabad, India
Percentuale del tasso di crescita della popolazione 2006 – 2020: 5.20%

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Ghaziabad ha avuto un vero e proprio boom economico aiutato dalla vicinanza con Delhi, a soli 19km. Sono state trovate tracce di civiltà datate al 2500 a.C., ma ora la città corre spedita verso il futuro, con una nuova metro e grattacieli.

1. Beihai, Cina
Percentuale del tasso di crescita della popolazione 2006 – 2020: 10.58%

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La città che sta crescendo più velocemente al mondo è Beihai nella regione cinese di Guangxi. Questo porto si trovava sulla Via della Seta, ma ora la città è probabilmente più conosciuta per la sua Spiaggia d’Argento di 24km.  La sua posizione geografica, vicina al Vietnam, Hong Kong e Macao, ha aiutato lo sviluppo economico e del turismo.

 

 

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L’agribusiness e la morte dell’Amazzonia

12 dicembre 2014

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LA deforestazione nell’Amazzonia brasiliana ha ripreso a crescere. A settembre, secondo i dati satellitari forniti dall’organizzazione no profit Imazon, sono stati rasi al suolo ben 402 km quadrati di foresta, il 290% in più rispetto allo stesso mese del 2013, per destinare il terreno ad altro uso. A causare la distruzione delle aree forestali è l’espansione dell’agricoltura. In particolare negli stati di Para e Mato Grosso, dove è in corso un’espansione agricola senza precedenti. Ogni stato ha perso oltre 1.000 km quadrati di foreste in soli dodici mesi. Questo articolo è stato pubblicato recentemente da uno dei più importanti quotidiani del Brasile.

Leão Serra, Folha de S.Paulo, Brasile. Traduzione Consuelo Canducci.

E’ comune riscontrare nei discorsi degli uomini d’affari e dei politici brasiliani l’idea presuntuosa secondo cui il sistema agroalimentare sarebbe il non plus ultra, la produzione brasiliana “nutra il mondo” e il bestiame allevato sia “green”. E’ un approccio che richiama alla memoria la triste propaganda del passato “Grande Brasile”; quella stessa che tentava di nascondere la sporcizia sotto il tappeto. Di ciò gli stranieri hanno piena consapevolezza. Perchè lo sfruttamento agricolo del Brasile, soia in testa, ha già distrutto 4 ettari di suolo autoctono su 10. E di questo passo l’ecosistema si estinguerà in soli 20 anni.

Non c’è da stupirsi, anche considerando che il bestiame allevato ha il peggior rendimento del mondo: una mucca, per poter ingrassare, necessita di un ettaro di pascolo, ricavato rubando la foresta all’Amazzonia. Con la stessa quantità di suolo utilizzato per allevare una mucca, gli europei producono alimenti nobili, che sono peraltro venduti a prezzi elevati. Alimenti che servono a nutrire persone,diversamente da quanto accade per la soia brasiliana, data in pasto ai maiali della Cina.

Se ai danni irreversibili causati all’ambiente – sempre più compromesso dal disboscamento – aggiungiamo le sovvenzioni statali all’industria agroalimentare e i debiti dei grandi produttori, il risultato rivelerà di essere in presenza di un “agribusiness” insostenibile. Invece di nutrire il mondo e di rendere prosperi i propri cittadini, il sistema agroalimentare brasiliano si sta trasformando in una fucina distruttiva, nella quale si riversa una produzione di scarso valore economico.

Si tratta insomma di un modello che allontana (invece di garantire) l’obiettivo di raddoppiare la produzione alimentare mondiale dei prossimi 35 anni, capace di sfamare le 2 miliardi di nuove bocche. Il Brasile deve quindi cambiare radicalmente la prospettiva, abbandonando questa scandalosa cultura dello spreco, se intende “dare da mangiare” alla propria popolazione e guadagnare sulle produzioni agroalimentari. Esportando cibo per umani e non per i maiali!

Quando si tratta di coltivare per nutrire gli allevamenti di bestiame, il cosiddetto “tasso di conversione” è molto basso: una mucca fornisce tre calorie di carne in cambio di un centinaia di calorie di cibo che deve mangiare per poter ingrassare (3%); il maiale ne produce dieci di calorie, e il pollo 12 per ogni cento che consuma. Sarebbe dunque più appropriato allevare mucche da latte (40 calorie nel latte per ogni cento consumate) o galline ovaiole (12 calorie nell’uovo, per ogni cento consumate).

In altre parole, generare proteine animali è sempre un cattivo affare e nel caso del manzo, che rappresenta la produzione di punta in Brasile, l’affare diventa pessimo. Si pensi che la metà della produzione agricola brasiliana è utilizzata per l’alimentazione degli animali, con ritorni economici ridicoli. Per contro il Brasile importa i fagioli e altri alimenti che costano molto di più.

Il Brasile ha vissuto fino ad oggi nell’illusione che l’acqua e la terra fossero beni infiniti. Una visione, questa, che si scontra con una crisi idrica del Paese che ha raggiunto livelli allarmanti, causata anche  in parte dalla deforestazione indiscriminata dell’Amazzonia e della vegetazione autoctona.

In un paese dove l’acqua scarseggia, quasi il 70% delle risorse idriche viene utilizzato per irrigare le aree coltivate. E il bestiame è una sorta di carta assorbente: succhia l’11% della acqua disponibile, la stessa quantità che consumano 200 milioni di brasiliani. Deforestando in nome dei terreni pascolabili, tante risorse idriche vengono distrutte, con l’ulteriore conseguenza di provocare uno squilibrio sempre più marcato nelle precipitazioni atmosferiche. 

Il Brasile, in sostanza, consuma tantissima acqua per dissetare milioni di mucche e innaffiare soia che viene esportata a prezzi bassissimi, mentre la popolazione fa i conti con una pesante crisi idrica. E tutto ciò accade paradossalmente ad un paese che ha avuto “in regalo” acqua e terra in abbondanza.

fonte: Folha de S. Paulo 

 

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Idee geniali. Toshiba, dai floppy disc alle insalate biologiche.

5 dicembre 2014

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Toshiba sta impiegando le proprie conoscenze in campo tecnologico per coltivare orti industriali. E lo fa riconvertendo una fabbrica di floppy disc situata a sud ovest di Tokyo: la fabbrica Yokosuka,  un  impianto di ben 1.969 metri quadrati che si trova a circa 280 chilometri da Fukushima.

Lattuga, spinaci, mizuna (nota come senape giapponese) ed erbe varie (ogm free) sono coltivati con metodo biologico in una soluzione liquida arricchita di sostanze nutrienti. Il processo avviene all’interno di un ambiente completamente asettico, dove pressione e temperatura sono regolati meticolosamente e le piante crescono grazie a sistemi intelligenti di illuminazione ed irrigazione, senza l’utilizzo di terriccio. In questo modo si tengono lontani batteri e insetti. Le piante, inoltre,  mantengono tutte le caratteristiche nutrizionali e non è necessario ricorrere all’utilizzo di prodotti agrotossici. Una tecnologia che permette di far crescere in uno spazio di poco inferiore ai 2 mila metri quadrati, 3 milioni di insalate all’anno, cioè 200 tonnellate circa.

Questo orto industriale si avvale anche di altre tecnologie che sono state recuperate dalla precedente produzione: le luci fluorescenti ad onda lunga; il sistema di condizionamento d’aria che mantiene la temperatura e l’umidità a livelli fissi; il sistema di sorveglianza a infrarossi, che controlla le condizioni di coltivazione e infine il sistema di sanificazione che sterilizza l’imballaggio. Tutti necessari per la produzione di floppy disc ma anche per la coltivazione di insalata biologica.

Le piante vengono coltivate in piccoli contenitori distribuiti su scaffali alti anche nove piani, e dopo la fase di semina e crescita le insalate sono perfettamente imballate e pronte per il consumo:  il prodotto finale, dato che non ha alcun contatto con gli insetti o batteri, resite molto più a lungo, anche una settimana. Nendo, la nota agenzia creativa guidata da Oki Sato, ha creato un packaging e un’immagine integrata proprio per enfatizzare la freschezza del prodotto. Si chiamano appunto 1 Week Salad  e si tratta di ben 31 diversi contenitori per ognuno dei 31 giorni in un mese. Ciascuno utilizza diversi colori e tipi di carattere e alcuni diversi tipi di condimento.

Toshiba interpreta così l’idea di alimenti bio, anche per rispondere a una fortissima domanda interna esplosa dopo il disastro nucleare di Fukushima nel marzo 2011. Idea geniale.

 

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